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Sguardi di Genere

Workshop I ‒ I modelli culturali familiari e il ruolo delle donne nell’area che costeggia il Mediterraneo

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CONVEGNO Sguardi di genere e sapere sociologico

Agrigento 29-30 maggio 2014

 

Workshop I ‒ I modelli culturali familiari e il ruolo delle donne nell’area che costeggia il Mediterraneo

Coordinatrici: Isabella Crespi, Claudia Santoni e Maria Letizia Zanier

 

CALL FOR ABSTRACT

 

Il workshop intende indagare quali modelli culturali familiari agiscano all'interno dei contesti socio-economici dell'area mediterranea e svelare la presenza delle donne al loro interno, sia in termini di costruzione identitaria che di ruolo esercitato. Il workshop offre l'opportunità a studiosi/e delle scienze sociali di presentare relazioni finalizzate a comprendere le varianti culturali di specifiche forme familiari, le relazioni di genere che le strutturano e la presenza delle donne all'interno degli spazi di vita familiari.

In particolare verranno selezionati contributi inerenti le seguenti aree:

- Storia familiare e professionale delle donne: legami e intrecci tra le responsabilità di cura (matrimonio, nascita dei figli) e la partecipazione al mercato del lavoro.

- Solidità/fragilità dei legami di coppia: organizzazione della vita quotidiana e negoziazione dei ruoli di genere.

- La famiglia come "matrice di identità": racconti al femminile di modelli, risorse, condizionamenti, rappresentazioni.

- Il ruolo delle donne migranti e famiglie di origine.

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Families’ cultural patterns and women’s role in the Mediterranean area

Coordinators: Isabella Crespi, Claudia Santoni e Maria Letizia Zanier

The workshop investigates the cultural models of family that act in the socio-economic contexts in the Mediterranean area, aiming to revealing the presence of women within them, both in terms of identity building process and role played.

Scholars have the possibility to present studies and researches aimed at understanding cultural variables, gender relationships and the presence of women in family living spaces.

In particular, contributions related to the following areas, will be selected:

- Family history and working life of women: interconnections between care responsibilities (marriage, natality) and participation in the labour market.

- Stability and fragility of the couple ties: organization of daily life and negotiation of gender roles.

- The Family's influence on personal identity: female stories about patterns, opportunities, constraints, representations.

- The role of migrant women and their families of origin.

 

PARTECIPANTI:

Giulia D'Odorico, Universita di Padova

Fatima Farina, DESP ‒ Università di Urbino

Angela Genova, DESP ‒ Università di Urbino

Simona Gozzo, ‒ Università di Catania

Angela Piredda, Ph.D Candidate ‒ Università di Milano (in cotutela con l'Université Sophia Antipolis di Nizza)

Rossana Sampugnaro, ‒ Università di Catania

Arianna Santero, – Università di Torino

 

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PARTECIPANTE: Giulia D'Odorico Ph.D, Università di Padova

TITOLO: Gender and Sexuality. Mothers and Daughters between Morocco and Italy

PAROLE CHIAVE: Gender, Generation, Migration, Family, Morocco

ABSTRACT

This contribution is based on the main results of my PhD research project. It aims to explore the processes of construction of gender and sexuality among two generations of women - mothers and daughters - between Morocco and Italy and to illustrate the ongoing transformations within the framework of globalized migrations. This study is based on 29 biographical narratives that have been collected through interviews and participant observation in Italy and Morocco between February 2012 and September 2013.

This research stands at the crossroads between family and migration studies (Grillo 2008; Kofman 2011) with the aim of contributing to a shift in the methodological and theoretical frame usually adopted for understanding family models of migrants and their descendants. Most of the research tends to adopt exclusively "nation-based" lenses (Levitt, Glick Schiller 2004; Anthias 2009) without considering the complexity of social positions and positionings that all subjects, including researchers (Erel 2007), face in the current global context. Thus, this study has adopted a "translocal" approach as developed by Anthias (2002; 2008; 2009; 2012). Furthermore, we examined one of the major institutions lying within the gender and sexual structures and helping to reproduce them – marriage. In particular, we wanted to cast light on some aspects related to transformations of family models in the context of migration. We illustrated the changes occurring on the marriage market, with particular attention to the meanings attributed to marriage strategies (Bourdieu 1972) without losing view of the discursive and material contingencies under which these transformations take place.

 

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PARTECIPANTI: Fatima Farina, DESP ‒ Università di Urbino, Angela Genova, DESP ‒ Università di Urbino

TITOLO: A scuola non s'impara.... Modelli e rappresentazioni di genere di giovani adolescenti. Uno studio di caso!

ABSTRACT

Buona parte della letteratura corrente non manca di evidenziare la persistenza di una relazione tra i divari partecipativi di genere (istruzione, lavoro, famiglia ecc.) ben lungi dal poter essere superati e superabili nel breve periodo, specie nel nostro paese. La stretta relazione tra assetti segreganti, aspettative e comportamenti, condiziona significativamente il corso di vita di donne e uomini, manifestandosi precocemente nella vita familiare e scolastica. Se il gap di genere è il fenomeno da più parti osservato, il persistere di modelli sessisti, persino recrudescenti secondo certe interpretazioni, incombono sulle precoci scelte dei e delle giovani, dentro un riferimento a modelli di ruolo che emergono come irrigiditi sia nelle scelte della vita privata sia in quelle della sfera pubblica. A partire da tali premesse si intende qui riflettere sul rapporto tra segregazione e autosegregazione sulla base delle risultanze di una ricerca 1 intervento condotta su e con studenti e studentesse frequentanti la scuola secondaria di secondo grado in un comune dell'entroterra pesarese2. Sono state condotte interviste su 200 frequentanti il terzo e il quarto anno del corso di studi, a mezzo di questionario e attraverso focus group3. Le studentesse e gli studenti hanno altresì preso parte ad incontri formativi a tema (il genere, le discriminazioni, le pari opportunità) cui hanno attivamente partecipato. L’analisi preliminare dei dati rivela la presenza di marcati stereotipi di genere in relazione alle discipline di studio, ai settori di occupazione, alla distribuzione dei compiti di cura nella famiglia. Meritevole di attenzione è l’analisi delle aspettative rispetto al futuro, che sembrano ancorare la maggior parte dei progetti di vita ad un destino di pressocché monopoliste care givers, da cui un'affermazione nella sfera pubblica subordinata alle scelte della vita privata. Si disvelano così i modelli di genere entro cui i e le giovani coinvolte esprimono le loro opzioni di vita, aspirando ad assomigliare alle altre donne e uomini che popolano l'immaginario come la socialità esperita. L'esperienza del progetto mette in evidenza una situazione paradossale tra l'interesse mostrato dai e dalle giovani verso i temi del genere, della parità, della rimessa in discussione dei modelli di ruolo sessuati e le ridotte aspettative che emergono dentro modelli tradizionali di maschilità e femminilità. La segregazione appare un'esperienza precoce nei percorsi dei giovani su cui la scuola non appare agire invertendo la direzione verso l'ampliamento delle opportunità di scelta e la loro rimessa in pari, riaffermando la validità dei modelli asimmetrici esistenti.

1 Il progetto è ancora in corso, se ne prevede la conclusione il prossimo aprile.

2 Si tratta del Comune di Fossombrone, provincia di Pesaro Urbino.

3 I questionari semi-strutturati sono stati direttamente somministrati durante gli incontri formativi con domande relative al genere e alle sue definizioni, le aspettative di vita, le discriminazioni per sesso, etnia e orientamento sessuale. I focus group sono invece stati realizzati negli incontri con singole classi con cui si è fatto un lavoro di approfondimento sul tema del genere e le sue implicazioni nel corso di vita.

 

Riferimenti bibliografici:

Badinter E., Le conflit, la femme, la mère, Flammarion, Paris, 2010.

Badinter E. (2004), La strada degli errori. Il pensiero femminista al bivio, Feltrinelli, Milano.

Barone, C. (2009), Genere, merito ed esiti scolastici, disponibile all’indirizzo web: http://portale.unitn.it/dsrs/portalpage.do?channelId=-48783&channel2Id=-48810.

Barone, C., Luijkx, R., Schizzerotto, A. (2010), «Elogio dei grandi numeri: il lento declino delle disuguaglianze nelle opportunità d’istruzione in Italia», in Polis, vol. 24, n. 1, pp. 5-34.

Benadusi, L., Piccone Stella, S., Viteritti, A. (2009), Dispari parità. Genere tra educazione e lavoro, Guerini Associati, Milano.

Buchmann C., Di Prete T.A., McDaniel A. (2008), «Gender Inequalities in Education», Annual Review of Sociology, 34 (1), 319-337.

Carraro L., Castelli L., Matteoli S., Pascoletti E., Gawronski B. (2011), «Di padre in Figlio. La trasmissione degli stereotipi di genere all’interno della famiglia», Psicologia Sociale, 2, pp. 153-170. F. Farina, La complessa tessitura di Penelope, Liguori, Napoli, 2012

Oliviero Ferraris A. (2008), La sindrome di Lolita, Rizzoli, Milano.

Fox Keller (1987), Sul genere e la scienza. É possibile liberare la scienza dal dilemma maschile/femminile?, Garzanti, Milano.

 

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PARTECIPANTE: Angela Piredda, Ph.D Candidate ‒ Università di Milano (in cotutela con l'Université Sophia Antipolis di Nizza)

TITOLO: Ricongiunte ma lavoratrici. I ruoli in casa e fuori delle donne marocchine immigrate in Sardegna e Toscana

PAROLE CHIAVE: immigrate marocchine, lavoro, genere

ABSTRACT

I numerosi contributi di ricerca sulle migrazioni femminili apparsi anche in Italia negli ultimi anni sono indicativi di un cambiamento di atteggiamento degli studi sulle migrazioni, per lungo tempo concentrati sul solo migrante uomo lavoratore. Essi riguardano prevalentemente le primomigranti e le madri transnazionali, con particolare attenzione alle donne dell’Est europeo. Sono così rimaste ai margini dell’interesse scientifico le donne ricongiunte, fra cui le marocchine. Identificate prevalentemente come “donne di casa” al seguito dei loro uomini, esse sono raffigurante perlopiù come donne passive, non lavoratrici, imprigionate (secondo un modello patriarcale) nel microcosmo familiare e dunque cristallizzate nei soli ruoli identitari di mogli, madri, figlie. La ricerca che presento ha l’obiettivo di mettere meglio a fuoco questa realtà per indagarne la complessità. Si cerca di comprendere quale sia la situazione lavorativa delle donne marocchine in Sardegna e Toscana (due regioni molto diverse per storia migratoria ed interventi in materia, anche dal punto di vista del lavoro), quale relazione vi sia fra lavoro e famiglia e quale sia il senso prevalente che queste donne danno all’impiego.

I risultati fin qui ottenuti parlano di donne sempre più interne al mercato del lavoro locale, benché ancora oggi fra le ultime tra le straniere lavoratrici. Emerge lo svolgimento del mestiere di colf a ore come prevalente sia perché più accessibile a donne con limitati o non riconosciuti titoli di studio e con spesso scarsa conoscenza della lingua italiana, sia perché interno alle reti che per le marocchine sono in prevalenza autoctone e non etniche. A questi fattori si aggiunge la presenza di figli e dunque l’esigenza di conciliare tempo in casa e fuori. Per le marocchine più anziane il lavoro si rivela una necessità per affrontare le difficoltà economiche, mentre per le giovani della seconda generazione esso è uno strumento per l’autonomia dall’uomo ed un elemento identitario a sé stante, nonché presupposto per la costituzione della famiglia stessa. Ne consegue una rinegoziane di ruoli e compiti all’interno del network familiare che viene mantenuta anche dalle migranti circolari che d’estate vivono in Italia svolgendo lavori stagionali e d’inverno in patria dove restano inattive o aiutano gli uomini nella gestione di negozi temporanei di articoli “made in Italy”, simbolo di una migrazione di successo. In questa “circolarità” paiono conciliarsi vecchia e nuova concezione del lavoro, la prima giustificata dalla forte disoccupazione in Marocco e la seconda a base di un nuovo assetto familiare più paritario.

 

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PARTECIPANTI: Rossana Sampugnaro, Ph.D Università di Catania, Simona Gozzo, Ph.D, Università di Catania

TITOLO: Le cause del gap di partecipazione politica, tra relazioni e contesto

ABSTRACT

La parità politica di genere, ottenuta sul piano formale, nasconde il permanere di una sostanziale differenza rispetto ai ruoli svolti e percepiti, in particolare sul piano del coinvolgimento politico. Gli studi sul rapporto tra genere e partecipazione politica evidenziano un persistente gap che, pur attenuato per ciò che riguarda la propensione al voto, rimane evidente nelle pratiche partecipative.

Basato su una prospettiva teorica “gender oriented”, lo studio proposto esplora le differenze nei percorsi di partecipazione e coinvolgimento socio-politico di una selezione di studenti di 10 sedi universitarie italiane. La scelta di questo segmento consente di valutare quali siano i motivi delle attuali iniquità sostanziali connesse al genere, limitando gli effetti intervenienti legati a differenti livelli di istruzione e alla classe di età. L’ipotesi di partenza è che i giovani uomini e le giovani donne siano caratterizzati da differenti dinamiche relazionali e che queste siano strettamente legate alla propensione partecipativa. Nello specifico si rivolge l’attenzione al network di discussione politica, distinguendo l’incidenza dei legami intimi (forti) e non (deboli) e ricostruendo le rispettive strutture e tipologie di capitale sociale. Quest’ultimo si configura per le donne come prioritariamente “bonding”, mentre per uomini, in maniera preponderante, come “bridging”. Si osserva come questa differenza può incidere sulla percezione di sé, degli altri e delle proprie possibilità di agire per modificare la realtà sociale. Il gap di genere è analizzato anche tenendo conto degli effetti contestuali, essendo la selezione ragionata costruita in modo da coprire le diverse aree dell’Italia (Nord, Centro, Sud, Isole).

 

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PARTECIPANTE: Arianna Santero, ricercatrice – Università di Torino

PAROLE CHIAVE: conciliazione, famiglie migranti, modelli di genere

TITOLO: Modelli di conciliazione famiglia-lavoro in contesti multiculturali. L’esperienza delle madri migranti a Torino tra integrazione e riproduzione delle disuguaglianze

ABSTRACT

La ricerca riguarda la transizione alla genitorialità e le strategie di conciliazione adottate dalle madri in attesa del primo figlio/a o con figli 0-6 anni, sole e in coppia, nate in Italia, Marocco e Romania e residenti a Torino, dove la presenza di migranti di origine marocchina e romena è elevata.

Lo scopo della ricerca è individuare modelli, rappresentazioni e pratiche di genitorialità delle madri migranti, in relazione a quelle delle madri “native”, e la loro varietà a seconda delle diverse forme famigliari, storie migratorie e professionali e risorse culturali e socio-economiche, con riferimento alle rappresentazioni di genere e al ruolo della madre rispetto al ruolo del padre, se presente.

Sono analizzate 10 interviste di profondità a coppie migranti in attesa del primo figlio (20 interviste in totale) e interviste a madri migranti di bambini 0-6 anni, comparandole a un campione di interviste rivolte a genitori entrambi nati in Italia (21 coppie intervistate prima e dopo la nascita del primo figlio/a).

L’analisi con Atlas.ti7 è finalizzata a:

1. individuare modelli narrativi di maternità e paternità, ideali e valori (“the best for the child”) e pratiche di conciliazione in atto e prefigurate, per analizzare in prospettiva di genere se e come lo status di migrante ne influenzi le caratteristiche;

2. verificare se e come la conoscenza e l’uso delle politiche di conciliazione, in particolare congedo e servizi di custodia, concorrono a promuovere pari opportunità, da un lato tra famiglie, migranti e non migranti, dall’altro all’interno della famiglia, delle donne rispetto agli uomini, nel lavoro pagato, nell’organizzazione quotidiana e nella cura dei bambini.

Ipotizziamo che l’intreccio tra lavoro e famiglia assuma caratteristiche specifiche nel caso delle donne immigrate, a causa della loro posizione socio-occupazionale, relazionale e giuridica nel paese di destinazione, delle definizioni ideali e valoriali della genitorialità, della cura e delle responsabilità familiari e lavorative dei genitori, influenzate non solo dal paese di residenza nel momento della nascita del figlio/a, ma anche del contesto di origine. Inoltre si ipotizza che le rappresentazioni delle coppie immigrate, proprio per la loro posizione “liminale” nella società italiana, possano aiutare a far emergere alcuni assunti impliciti delle politiche.