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FRANCESCA ANELLO

Modi di raccontarsi nelle difficoltà: antifragilità e spunti educativi

Abstract

In continuità al significato antropologico e socioculturale, molti studi hanno riconosciuto il valore educativo del racconto autobiografico; di conseguenza esso può e deve entrare nella scuola, e nei diversi contesti educativi e formativi, come azione ordinaria. Secondo una prospettiva pedagogico-didattica, la coniugazione delle fragilità con le pratiche di narrazione di sé può risultare valida, adeguata ed efficace. Il contributo si sofferma sulla domanda di cura e di sostegno sistematico che, nell’odierno scenario culturale e sociale pregno di differenze e bisogni speciali, è spesso emergenza educativa e azione impellente. In diversi contesti di interazione, sia formali sia non formali e informali, ragazzi e giovani che affrontano una condizione di difficoltà, di disagio, che vivono una situazione di disabilità si percepiscono vulnerabili e fragili. Di fronte ad eventi dolorosi, a realtà esistenziali complesse, ad esperienze spiacevoli, essere resilienti non è sufficiente. Andare oltre la resilienza significa imparare ad essere antifragile. L’autrice avanza una proposta teorica e di intervento, utile ad inquadrare gli aspetti generali del lavoro pedagogico rivolto ai ragazzi, per la conoscenza e la consapevolezza di sé, per la costruzione di un’identità autonoma e autocritica, per l’espressione autentica, attraverso il narrarsi in diverse modalità e con particolari dispositivi e strumenti.